IL PARTO NELLA STORIA

Dalla gioia alla paura. Perché ci siamo dimenticate come si partorisce?

(liberamente tradotto da “Hypnobirthing” di Marie F. Mongan)


Visto che la presunta “maledizione di Eva” ha giocato un ruolo così importante nelle teste delle donne nella nostra civilizzazione occidentale, è importante analizzare e rivisitare le origini di questo mito, per cui il dolore è il naturale accompagnatore del parto. Questo mito non fu infatti una conseguenza dell’osservazione o dello studio della biologia umana, bensì risultato di un tempo in cui alcuni uomini, teologi e religiosi cercavano di ottenere una posizione di preminenza.
Ancora oggi alcune persone credono che un’esperienza di parto senza dolore andrebbe contro il volere e la parola di Dio. Ma non c’è nessuna prova antropologica a sostenere il dogma teologico per cui donne di tutte le culture abbiano visto il parto come una “malattia” o una “maledizione”. In realtà ci sono molte prove del contrario.
In alcune delle civiltà meno istruite, in cui le persone non sono state influenzate dalle tesi della civilizzazione occidentale, le donne, il cui corpo è fisiologicamente identico a quello delle donne occidentali, partoriscono con meno scalpore o con un minimo di disturbi. Per capire gli eventi che hanno portato a punire le nostre donne con un’indicibile sofferenza, dobbiamo fare un salto fino all’anno 3000 a.C., quando le donne partorivano i loro bambini con un minimo di fastidi, se non c’erano complicazioni o problemi specifici. In molti passi della Bibbia si parla della “benedizione della nascita” e si loda lo sboccio della vita e l’amore familiare. Si fa riferimento al tempo di Mosè, quando le donne ebree partorivano facilmente in un intervallo di tempo relativamente corto e senza aiuti.
Annotazioni storiche del tempo anteriore a Cristo parlano di parti avvenuti spesso in meno di tre ore. Non c’è traccia della maledizione.

In altre parti del mondo – Spagna, Francia, le isole britanniche e la vecchia Europa – la vita si concentrava sulla natura e sulla maternità. God Giving BirthSi venerava la Madre Natura, la Madre Terra, la Madre Creatrice. Alle donne si rendeva omaggio quali donatrici della vita. Siccome la relazione tra rapporti sessuali e concepimento non era ancora nota, si supponeva che le donne potessero creare bambini a loro piacimento. Come creatrici erano messe in relazione con gli Dei. Statue di dee di questi tempi antichi mostrano donne con grossi seni e corpi che rappresentano chiaramente l’addome rigonfio sul punto di partorire. Presso questi popoli la nascita era vista come la più alta
forma di espressione della natura. Quando una donna partoriva, tutta la comunità si riuniva nel
tempio intorno a lei per celebrare la vita. Il parto era un rito religioso e non la tortura dolorosa che è diventata nei secoli successivi.
Le donne erano coloro che nutrivano, curavano e creavano i rimedi, li realizzavano e li somministravano. Tutto ciò che curava passava attraverso le mani e lo spirito delle donne. Esse lavoravano insieme e si scambiavano il loro sapere sotto la supervisione delle sagge del villaggio. Gli uomini erano raccoglitori di cibo, erbe e materiali da costruzione. Il loro ruolo era diverso ed equivalente a quello delle donne.

Anche quando gli uomini di potere presero il controllo sulla prima medicina, non ci fu nessun cambiamento nell’atteggiamento verso il parto. Né Ippocrate né Aristotele, i pionieri della medicina greca, parlarono nelle loro annotazioni di dolore in parti normali e senza complicazioni. Entrambi credevano che bisognasse tenere in alta considerazione i bisogni e i sentimenti delle partorienti. Erano dell’avviso che ci fosse bisogno di persone che lavorassero per aiutarle e sostenerle. In effetti Ippocrate fu il primo a concepire ed offrire delle lezioni per donne che erano attive come ostetriche. Aristotele scrisse del collegamento mente-corpo e sottolineò l’importanza di un profondo rilassamento durante il parto. Nel caso di complicazioni si sarebbe portata la donna in uno stato di profondo rilassamento per risolvere e trattare la situazione particolare.

Nell’ultimo secolo prima di Cristo un altro erudito uomo della scuola greca, Sorano, raccolse i lavori di Aristotele e di Ippocrate in forma di libro, sottolineando la possibilità di raggiungere il rilassamento necessario per un parto facile attraverso la forza dello spirito. Inoltre diceva che le partorienti dovevano essere trattate con un atteggiamento particolarmente amichevole, dolce e gioioso. Questo atteggiamento regnò per centinaia di anni.

Purtroppo alla fine del secondo secolo dopo Cristo si formò una grande onda di disprezzo verso le donne e in particolare verso le ostetriche, le curatrici e le sagge, che erano state così utili per le partorienti. L’odio sfociò in una vera e propria distruzione di massa, la cosiddetta “caccia alle streghe”.Amelia - Caccia alle streghe

Fu annientato il ruolo delle donne nella società e nella religione, furono distrutti i templi, polverizzati e sepolti le statue e gli altari e anche tutti gli scritti che parlavano di metodi di guarigione naturali furono sequestrati e nascosti.
Sfortunatamente lo stesso destino toccò anche al libro di Sorano e il concetto di parto naturale scomparve.

Nello stesso momento san Clemente Alessandrino scriveva: “ogni donna dovrebbe riempirsi di vergogna per il solo pensiero di essere una donna”.
Ora la legge esigeva che le donne dovessero essere isolate durante la gravidanza e il parto. Il potere della medicina era ora in mano ai preti e ai monaci, dai quali i medici dovevano avere il permesso di curare i “malati innocenti”. Visto che le donne erano etichettate come tentatrici e il concepimento era conseguenza del “peccato della carne”, una partoriente non era affatto “innocente”. Ai medici era proibito assistere al parto e dare aiuto anche in caso di complicazioni. L’ostetricia fu abolita e le donne furono lasciate sole ed impaurite. Il parto smise di essere la celebrazione della vita e diventò una tortura terribile, dolorosa, solitaria e temuta.

Fu in questo momento che nella traduzione della Bibbia trovò posto la “maledizione di Eva”. La parola ebraica etzev è tradotta nella gran parte della Bibbia con “lavoro, sforzo, fatica”, ma nel caso del parto gli stessi traduttori la interpretarono come “dolore, sofferenza, tortura”.

All’inizio del sedicesimo secolo furono ritrovati gli scritti di Sorano. L’aiuto al parto nel frattempo veniva praticato di nuovo, ma era visto come un’occupazione disonorevole e per questo praticata solo da donne. In Germania, dove ebbero luogo la maggior parte delle esecuzioni delle curatrici, Martin Lutero coniò il termine Wehmutter, madre del dolore, riferito alle ostetriche.

Con l’inizio del Rinascimento la situazione delle partorienti iniziò a migliorare sebbene l’uso del cloroformio, anestetico ormai largamente utilizzato in medicina, venisse ancora loro negato.
Alla proposta di usare questo antidolorifico anche sulle donne in procinto di partorire, un ministro del New England rispose che avrebbe significato togliere a Dio la gioia di quelle sincere e profonde urla di aiuto.

Da tutto questo capiamo come è stata creata quella estrema paura del parto nelle donne. La paura crea tensione, anche muscolare e l’utero è un muscolo.
Uteri estremamente contratti sono uteri che non possono portare a termine la loro naturale funzione, se non tra indicibili dolori.

I primi medici che poterono assistere ai parti si trovavano nella metà del diciottesimo secolo, ma dedicarsi all’ostetricia era uno stigma così grande che questi medici erano normalmente incapaci o alcolisti. Nel mondo della medicina le partorienti erano insignificanti.

Alla fine del diciottesimo secolo, quando la regina Vittoria pretese che le si somministrasse del cloroformio durante il parto, si aprì la porta dell’uso
dell’anestesia anche per i parti. Il parto si spostò quindi dalla casa all’ospedale, non perché il parto fosse un evento troppo pericoloso per avvenire in casa bensì perché l’anestesia lo rendeva troppo pericoloso per avvenire in casa.
Tutte le donne che desideravano un’anestesia dovevano lasciare la loro casa per recarsi in ospedale. I mariti non potevano più prendere parte al processo della nascita e le famiglie ebbero sempre meno controllo sui parti.
Le sale parto poi erano evidentemente sporche e molte infezioni si verificano per la mancanza di semplici norme d’igiene, per esempio lavarsi le mani. Molte donne e bambini iniziarono a morire a causa delle infezioni e di germi provenienti da altri malati. L’alta mortalità di donne e bambini durante il parto fu presa come un fatto ed associata alla sofferenza ed al dolore.
Mentre donne e bambini negli ospedali morivano, la maggior parte delle madri nei villaggi di pescatori dava alla luce i loro figli in case abitate da polli e agnelli senza particolari complicazioni e soprattutto casi di morte.
La paura della morte fu così associata con il parto.

Una volta iniziata l’era dell’anestesia nel parto, la sua somministrazione preventiva in tutti i parti divenne uno standard, che fosse necessaria oppure no. Nella prima fase del travaglio venivano iniettate grosse dosi di antidolorifici e l’anestesia veniva somministrata non appena la testa del bambino diventava visibile. Parti sotto anestetico, nei quali i bambini dovevano essere estratti dal canale di parto con vari strumenti, divennero la regola.
Veniva dato per scontato, e in alcuni casi lo è ancora, che la cosa migliore che possa fare una donna è fidarsi e mettersi nelle mani del personale medico che la condurrà attraverso quest’esperienza piuttosto che imparare da sola in anticipo ad evitare avvenimenti negativi.

L‘induzione artificiale del parto è diventata di routine e in troppi casi praticata senza motivo. Le medicine utilizzate aggiungono dolore al parto, il che rende necessaria la somministrazione di un’altra medicina per attenuare gli effetti della prima. Per questo la maggior parte delle esperienze di parto vengono infarcite di giustificazioni, delusioni e spiegazioni di che cosa è andato storto.
Parlano di tempi lunghissimi di dolori terribili, di somministrazione di diverse medicine, di uteri che non si vogliono aprire, di tagli cesarei e soprattutto di impotenza.

Questo caos di sentimenti e in alcuni casi perfino traumi fanno male alle donne e ai loro bambini. Perché si chiudono i corpi di donne, che sono fatte apposta per partorire, ancora prima che cominci il travaglio? La risposta è solo una: per la paura.

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